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Lamento laico

Conosco chi sottomette tutta la filosofia alla teologia.Conosco chi ritiene giusto che la religione invada la sfera della scienza. Conosco chi afferma che la moralità derivi da leggi divine. Conosco una Chiesa opulenta e una Chiesa dei poveri. Conosco una Chiesa che ha una forte vocazione politica. Conosco chi non vuole uno Stato aconfessionale,garante dei diritti di tutti,indipendentemente dalle diverse fedi religiose. Conosco chi ammette la guerra nel nome di Dio. Conosco un Dio che ama il povero e invece dà al ricco. Conosco chi non è imbarazzato di fronte ai privilegi della Chiesa. Conosco chi crede che ferite da cilicio,affari illeciti e alta finanza debbano essere cose normali nell' “Opus Dei”. Conosco molti che credono a statuine e icone che piangono e sanguinano. Conosco chi fa passare per possessione diabolica una crisi di isteria. Conosco chi è convinto che terremoti,malattie e alluvioni siano castighi mandati da Dio. Conosco preti omosessuali che combattono l’omosessualità. Conosco chi afferma che le unioni di fatto,fondate sull'amore,sono fuori della grazia di Dio.

 

FILASTROCCA IRRIGUARDOSA Facendo politica sui monti e in città si mangia,si beve,l’affare si fa. Lo dice la gente,lo afferma il barbiere: “La sordida casta vuol solo godere!” Cerchi lavoro o sei pelandrone? Vuoi migliorar la tua posizione? Vuoi benefici,foraggi e vantaggi? Qui c’è bisogno di stupidi paggi, di damigelli e serventi garzoni senza cervello e un po’ pecoroni. Abbiamo un partito che è appena nato da un matrimonio mal combinato tra diessini e democristiani per niente affini,voraci e pacchiani. Il Codice etico e i grandi valori Son solo ingombri per questi impostori. Moro,De Gasperi e Berlinguer Son trapassati ,devon tacer! Or contan solo pancia e poltrone per il servo inetto e il vile pappone. Del rosso garofano poi c’è il partito ormai dimesso e mai rifiorito. Con il Berlusca sta la metà Senza decenza e mai dignità. Per l’altra metà poi il socialismo significa solo opportunismo. Le idee di Nenni e del grande Pertini mai per coloro che son malandrini. Han molto consenso tra la gente nostrana il bravo Ginoble e la sua carovana, con un Piddì elefantesco e tanti appetiti intorno al suo desco dove smaniosi d’ingurgitar i socialisti stanno a brigar, con intrallazzi e sotterfugi: quello che conta è beccar senza indugi. Parola d’ordine:”in maggioranza!” purchè ci sia una buona pietanza. Così va avanti la compagnia che non s'avvede di tale pazzia. Rimatore per forza

 

FACCE DI BRONZO Se alla poltrona non vuoi dire addio, mostrati sempre un cattolico pio. Se non lo sei, negalo a morte e cela l’amante alla mite consorte : si salvaguardi la sacra famiglia anche se altrove si gozzoviglia. ‘Coppie di fatto, portate la guerra! Sol la famiglia salva la Terra!’ Parole sante di Benedetto antimoderno e omofobo schietto. Tu devi agire per convenienza senza problemi per la coscienza. Basta mostrare gran devozione a tutto ciò che ammonisce Bertone. Devi plaudire a Bagnasco e Ferrara che sull’aborto fan tanta caciara. Per te sarà sempre un vile cialtrone colui che manipola l’embrione. Al pluralismo e alla laicità si oppongano dogmi e Verità. Ingrassa il partito veltroniano se servo l’ossequio sarà al Vaticano. Rimatore per forza


 

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23 maggio 2012

La scuola contro l'omofobia

Oggi,17 maggio 2012, nelle nostre scuole si è celebrata la giornata contro l'omofobia.Un bel passo in avanti in un paese che è sotto tutela del Vaticano!
Facciamo leggere ai nostri ragazzi i passi riguardanti le straordinarie amicizie,sicuramente gay, degli eroi dei poemi epici e cavallereschi, senza dimenticare quelli di alcuni miti, allo scopo di mettere in risalto la grande umanità di personaggi da amare e non discriminare. Sarebbe un piccolo contributo della scuola verso la prevenzione dei pregiudizi legati all'orientamento sessuale. Voglio ricordare queste coppie: Oreste e Pilade (mitologia greca e romana), Achille e Patroclo (Iliade), Eurialo e Niso (Eneide), Enea e Pallante (Eneide), Cloridano e Medoro ( Orlando Furioso), Solimano e Lesbino( Gerusalemme liberata).

23 maggio 2012

Chi è responsabile della mutilazione della Riserva?

Centrodestra, Ginoble e Di Bonaventura: chi è più responsabile della mutilazione della Riserva del Borsacchio?

 

Che il centrodestra abbia assunto nei confronti della Riserva del Borsacchio la decisione maturata nell'ultimo consiglio regionale rappresenta un atto di coerenza con la propria scellerata politica. Nessuno del resto si sarebbe aspettato qualcosa di diverso in fatto di tutela ambientale. Che il PD di GINOBLE e Di Bonaventura abbiano poi impedito per 6 anni la realizzazione del Piano di Assetto Naturalistico, disattendendo tutte le disposizioni di legge, si configura invece  come una scelta disonesta, contraria all'interesse di tutti noi. E' il caso di ricordare che, durante la passata Amministrazione, con la svendita della coerenza da parte dei consiglieri del PD, tutti indistintamente, si spianò la strada a quest'imbroglio di riperimetrazione, forse oggi irreversibile. Sarebbe il caso che i rosetani rivedessero, alla luce di questi accadimenti, le rassegne stampa o le registrazioni video relative ai due consigli comunali che si tennero nell'ottobre 2008. Allora si renderebbero conto che Pavone e i 26 consiglieri regionali  sono certamente condannabili per aver annientato la nostra Riserva, ma con l'attenuante dell'orientamento culturale e politico del loro schieramento. Ginoble, Frattari e Di Bonaventura, insieme ai  loro consiglieri asserviti, non potrebbero invece beneficiare di tale attenuante e sarebbero condannabili senza appello anche per aver tradito il patto con gli elettori, stipulato con la sottoscrizione di un programma che tra gli obiettivi elencava la realizzazione della Riserva nella sua interezza. Essi sarebbero al tempo stesso colpevoli di aver ignorato  il Manifesto dei valori del PD che vede nel paesaggio un bene inalienabile, di aver sprecato 240mila euro per la redazione di un PAN fasullo e di aver prodotto il fermo dell'economia in quella zona.

23 maggio 2012

Col nuovo perimetro la Riserva del Borsacchio non c'è più!

Fa piacere registrare in città tanto sdegno contro il centrodestra in seguito alla riperimetrazione della Riserva del Borsacchio e fa ancora più piacere sapere al tempo stesso che abbiamo ancora qualche carta da giocare impugnando il provvedimento, di prossima pubblicazione, che si sta predisponendo in Regione.  Chiarissimo è l'articolo del Prof. Di Salvatore sull'illegittimità di questa nuova legge. Del resto Pavone e la sua maggioranza non hanno fatto altro che allinearsi alla volontà di Chiodi e Rabbuffo e  sposare quella cultura del centrodestra completamente estranea alle politiche dell'ambiente e dei beni comuni. Forse avremmo potuto fare di più nel 2008, quando il Piano di Assetto Naturalistico, redatto dal Prof. Nigro,  arrivò nel nostro  consiglio comunale, dominato allora dal PD di Tommaso Ginoble e Franco Di Bonaventura. Quel PAN fu snaturato attraverso l'introduzione di 50mila mq di edificato e quel PD, che aveva 5 consiglieri in conflitto d'interessi e non disponeva dei voti sufficienti per approvarlo, riuscì a sottrarlo alla volontà del Consiglio. Quando in questi giorni provo a fare, insieme ad alcuni amici, delle valutazioni sul nuovo perimetro, giungo a questa sconfortante conclusione  che mi viene anche dall' essere stato in quel Consiglio a difendere a viso aperto con l'amico Braca questa bellissima Riserva: se fossimo riusciti a contrastare la fame insaziabile di cemento del trio Ginoble-Di Bonaventura e Frattari, non ci saremmo trovati in questo ennesimo pasticcio e non avremmo avuto la proposta di Rabbuffo e  quella di Venturoni. Ma non avevamo i numeri per farlo. Se si dovesse poi conservare questo nuovo perimetro, dal quale vengono escluse le zone di maggior pregio, quelle appetite dai cementificatori, sarebbe più serio e onesto chiudere questo lunghissimo capitolo chiedendo la cancellazione definitiva di una riserva che non c'è più, non solo a causa di Chiodi e dei 25 consiglieri regionali. 

 

23 maggio 2012

GLI ASSASSINI DELLA RISERVA DEL BORSACCHIO

GLI ASSASSINI DELLA RISERVA DEL BORSACCHIO

 Se il territorio della Riserva del Borsacchio è stato completamente depredato delle zone di maggior pregio, lo dobbiamo solo in parte ai 26 consiglieri regionali che hanno votato la proposta di riperimetrazione avanzata da Rabbuffo e appoggiata incondizionatamente da Pavone & C. Sono infatti responsabili ancor più i consiglieri comunali del Partito Democratico della passata amministrazione che, nel Consiglio del 21 ottobre 2008, votarono lo stralcio del Piano di Assetto Naturalistico della Riserva del Borsacchio dall'ordine del giorno di quel Consiglio. Essi, non disponendo di voti sufficienti, fecero ricorso, per prevalere in quella votazione, ai loro colleghi in conflitto d'interessi. Ripeto tutti del PD. Se si pensa che Di Bonaventura e Ginoble avevano avuto il tempo necessario , e soprattutto i numeri sufficienti, per approvare un Piano di Assetto Naturalistico decente, conservando il perimetro stabilito dalla Legge n. 11 del 3 maggio 2006, fa ancor più rabbia sapere che oggi lo stesso PD sia sulla stessa linea degli ambientalisti, di SEL e della FdS. Allora prevalse la bulimia di cemento dei vertici di quel partito.

Ecco i nomi di coloro che passeranno alla storia per aver causato al nostro territorio un danno che sarà irreparabile, di cui porteranno il peso sulla coscienza e che dovranno rispondere con quel voto sciagurato alle future generazioni.

1- Tommaso Ginoble, segretario cittadino del PD

2- Franco Di Bonaventura, Sindaco di Roseto dal 2001 al 20011

3- Frattari Enzo, assessore all'urbanistica dal 2001 al 2011

4-Tacchetti Simone, capogruppo consiliare del PD dal 2006 al 20011

5- Rega Domenico, Presidente del Consiglio comunale -PD

6- Prosperi Guerino, consigliere comunale PD ora migrato addirittura in SEL

7- Rosini Enzo, consigliere PD anch'egli migrato in SEL

8- Fidanza Vincenzo, consigliere PD

9- Salvatore Celestino, consigliere PD

10- Cialoni Vittorio, consigliere PD

11- Di Felice Alessandro, consigliere PD

12- Frattari Antonio, consigliere PD

13- Vannucci Mirco, consigliere PD

14- Petrini Nicola, consigliere PD

A questi vanno naturalmente aggiunti il Sindaco Pavone e la sua maggioranza per aver deliberato il nuovo perimetro.

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13 aprile 2012

Continua, come negli anni scorsi, la mortificazione della democrazia nel Consiglio Comunale di Roseto

Il PD abbandona l'aula consiliare per protesta

di Alessandro Consalvi
 

“Stigmatizziamo nella maniera più forte il comportamento del presidente del consiglio comunale Nicola Di Marco”. E’ quanto ha dichiarato Teresa Ginoble, capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Roseto, dopo la seduta consiliare di giovedì sera. “Siamo stati insultati a livello personale e, cosa ancora più grave, a livello istituzionale. Ci rivolgeremo al prefetto”, ha aggiunto. 

Nella seduta, tutti i sei consiglieri di opposizione hanno abbandonato l’aula consiliare per protesta, dopo che il presidente del consiglio aveva impedito al consigliere di minoranza Raffaella D’Elpidio di parlare, dopo interventi per circa un’ora da parte degli esponenti della maggioranza. “Volevo portare all’attenzione del consiglio la questione del liceo Saffo - ha dichiarato D’Elpidio - La risoluzione urgente approvata dalla maggioranza nella seduta precedente era contro lo spirito e la lettera dello statuto comunale, nel quale si tutela il pluralismo, la partecipazione e l’ambiente. Quanto portato avanti dagli studenti del liceo Saffo rientra pienamente in questi principi, che noi intendiamo difendere e che sono stati calpestati dalla maggioranza”. Nella risoluzione urgente approvata nello scorso consiglio comunale, la maggioranza aveva criticato pesantemente quanto avvenuto presso il liceo classico Saffo alcune settimane fa, quando il sindaco fu contestato dagli studenti per la posizione della giunta sulla questione del Borsacchio. “Mai nella storia della nostra città si era raggiunto un livello di scontro così alto tra istituzioni”, ha aggiunto D’Elpidio.

“Aver vinto una competizione elettorale non comporta l’instaurazione di una dittatura - ha proseguito Ginoble - Vogliamo ricordare che l’opposizione rappresenta 6500 cittadini rosetani, che dunque sono stati insultati e ai quali è stato impedito di esercitare il fondamentale esercizio di critica. A Raffaella D’Elpidio va tutta la nostra solidarietà. Il presidente del consiglio è stato eletto all’unanimità, e dunque dovrebbe avere come suo massimo faro l’imparzialità. Siamo stati insultati da lui e dal sindaco, oltre che dal pubblico presente. Oltre che il rispetto personale, dovuto a prescindere, è venuto meno il rispetto nei confronti di migliaia di cittadini che ormai ci viene sempre più precluso di rappresentare. Giovedì sera abbiamo assistito a comportamenti e a linguaggi volgari da parte della maggioranza che hanno degradato l’istituzione. Per far valere i diritti dei cittadini che rappresentiamo non abbiamo altra scelta che quella di rivolgerci al Prefetto”.

 

 

13 aprile 2012

Conosciamo con Franco Sbrolla la storia della Riserva del Borsacchio

 

La storia della Riserva naturale Borsacchio raccontata ai consiglieri della Regione Abruzzo
All’inizio del 1800, l’area compresa tra il fiume Vomano e il torrente Borsacchio era amministrata dall’Università di Montepagano, mentre la zona più a nord, dal Borsacchio al fiume Tordino, era governata dall’Università di Giulia nuova. Con varie leggi emanate nel 1806, e con quella del 24 gennaio 1807, la Riforma Amministrativa promossa dal re di Napoli Giuseppe Bonaparte, fratello del più famoso Napoleone, assegnava all’Università di Montepagano l’intera area Tordino – Borsacchio, allo scopo di favorire una migliore distribuzione territoriale.
Ne seguirono, da parte dei giuliesi che si sentivano pesantemente danneggiati, diversi ricorsi portati avanti fino al termine del cosiddetto “decennio francese” (1806 – 1815).
Ciononostante, le scelte compiute in quegli anni non furono più cambiate e il comprensorio Tordino – Borsacchio entrò a far parte della già esistente Marina di Montepagano.
Le prime tracce documentate di quel territorio vanno ben oltre il 1800, e sono riportate nei quattro libri dal titolo “La Guerra Gotica”, combattuta nel VI secolo, che lo storiografo Procopio di Cesarea aveva scritto negli anni 551 – 553 d.C.
I Goti, popolazione germanica, erano suddivisi in due rami: ostrogoti e visigoti. Nel 489 d.C. gli ostrogoti, dopo aver superato le Alpi, occuparono tutta l’Italia e nel 535 cominciarono a scontrarsi con gli eserciti dell’imperatore bizantino Giustiniano, comandati dai generali Belisario e Narsete.
I bizantini, dopo aver conquistato la Sicilia e l’Italia meridionale, occuparono Roma nel 536, e l’anno dopo 2000 cavalieri, al comando del duca Giovanni, oltrepassarono gli Appennini e svernarono nel Piceno. Come racconta Procopio, testimone oculare in quanto segretario di Belisario, il duca Giovanni, magister militum (maestro dei soldati), passò di vittoria in vittoria, e nel 538 devastò tutta la costa, da Ortona fino a Rimini.
E a nulla valse la debole difesa opposta dai presidi ostrogoti disseminati nel Picenum teramano e nelle altre province. Il conflitto non fu però a senso unico, ma, alla fine, nel 553 d.C., i bizantini sconfissero l’esercito ostrogoto nella battaglia campale dei Monti Lattari in Campania.
A confermare gli avvenimenti riportati nei libri dello storiografo di Cesarea, è stato il ritrovamento, avvenuto alla fine del 1896 nei pressi di Cologna, di un elmo ostrogoto e di altri manufatti.
L’elmo è stato poi catalogato come Spangenhelm (casco a fasce) del tipo Bandenhelm.
Costituito da un frontale e da sei fasce laterali, le figure impresse a punzonatura illustrano scene di caccia, simboli cristiani, personaggi ed animali feroci e mansueti, grappoli d’uva e rami di palma.
Nel tempo l’elmo ostrogoto fu oggetto di varie compravendite, ed è tuttora conservato ed esposto al pubblico nel Museo Storico di Berlino, che accoglie ogni anno più di un milione di visitatori.
Tra le poche innovazioni che nel XIX secolo mutarono l’aspetto dell’area Cologna – Borsacchio, sono degne di menzione la villa Devincenzi con il parco a mare, e l’attigua “cantina” con la famosa botte da 1000 ettolitri. Ispiratore ed artefice il senatore Giuseppe Devincenzi, agronomo versatile, patriota e uomo politico, che operò unitamente a Silvio Spaventa e Camillo Benso conte di Cavour, e rivestì più volte la carica di Ministro durante il regno di Vittorio Emanuele II.
E poiché temo che qualche consigliere regionale possa ignorare i tanti riferimenti storici collegati alla Riserva naturale Borsacchio, ritengo opportuno riportare la sintetica biografia di uno dei grandi protagonisti del Risorgimento italiano.
Nato a Notaresco nel 1814, in una famiglia borghese con vasti possedimenti dalla Marina di Montepagano alle colline teramane, Giuseppe Devincenzi studiò prima a Teramo e poi all’Università di Napoli. Nel 1848, eletto deputato e segretario del Parlamento napoletano, abbracciò le idee liberali e fu uno dei firmatari della protesta per lo sgombero forzato della sede istituzionale di Monteoliveto, durante i sanguinosi moti popolari del 15 e 16 maggio contro il re Ferdinando di Borbone. Condannato dalla Corte Criminale a 24 anni di ferri duri, andò esule in Francia, e poi in Inghilterra, dove conobbe e frequentò tre illustri uomini politici: William Ewart Gladstone, Henry John Temple Palmerston e John Russel.
Tornò in Patria dopo dodici anni e collaborò con Cavour all’impresa napoletana. Portò la Commissione Abruzzese ad Ancona da Vittorio Emanuele II e accompagnò il re all’incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi, facendo gli onori di casa quando il 16 ottobre 1860 il corteo reale, dopo il pernottamento a Giulianova, passò sotto l’arco di trionfo eretto vicino alla sua villa.
Deputato del Regno d’Italia nel 1861, fu Ministro dei Lavori Pubblici nel 1867 e dal 1871 al 1873, organizzò il trasferimento dello Stato Sabaudo da Firenze a Roma e diede forte impulso alla viabilità e alla bonifica delle zone paludose.
Da Senatore, e poi da Ministro, iniziò a progettare una ferrovia che dalla Marina di Montepagano doveva raggiungere L’Aquila e Roma attraverso la vallata del Vomano, ma la netta opposizione di un altro parlamentare, Franceso Sebastiani di Montorio, che era invece favorevole alla costruzione della Giulianova-Teramo-L’Aquila-Roma, lo indusse ad accantonare il progetto.
Nel 1873, in seguito ad un voto di sfiducia della Camera durante il dibattito sulla nuova linea ferrata Roma-Gaeta-Napoli, rassegnò le dimissioni da Ministro e si ritirò a vita privata, anche per seguire da vicino la nipote Maddalena, rimasta orfana nel 1872.
Dietro la villa Devincenzi, chiamata poi Mazzarosa in quanto sua nipote sposò il marchese Antonio Mazzarosa di Lucca, fa ancora bella mostra di sé un altro importante cimelio, il casello ferroviario n. 318-205, che fungeva da stazione per consentire al Ministro un più facile e veloce collegamento con le sedi istituzionali e governative.
E bene ha fatto il Comitato Riserva Naturale Borsacchio, durante gli incontri per il “Piano d’area della media e bassa Valle del Tordino”, a chiedere il ripristino di quel casello.
C’è infatti un treno che sembra fatto apposta per fermarsi davanti a quella “stazione storica”: il Treno della Valle, colorato, allegro e vacanziero, che collega, nel periodo primavera-estate, l’Adriatico alla Valle del Sangro, e che porta turisti e scolaresche a visitare un campionario inestimabile di paesaggi abruzzesi (costieri, collinari, lacustri, boschivi e montani).
E una fermata davanti al parco a mare Devincenzi, ridenominato Mazzarosa e primo nucleo della Riserva naturale Borsacchio, renderebbe ancora più mirabile l’intero percorso ecoturistico.
E’ bene a questo punto precisare che, fino alla metà del XX secolo, lo stupendo paesaggio a nord del torrente Borsacchio era frequentato solo dai pochi abitudinari che amavano immergersi nel silenzio e nella natura inalterata. Raccontavano inoltre, i novelli esploratori, di aver provato sensazioni così piacevoli da indurli a riconsiderare ed a minimizzare le varie angustie della vita.
In conseguenza di quel misterioso elisir, che attirava sempre più turisti nel periodo estivo, il 27 marzo 1963, su delibera della Commissione provinciale di Teramo per la protezione delle bellezze naturali, veniva emanata, con Decreto Ministeriale, la Dichiarazione di notevole interesse pubblico della fascia costiera da Cologna Spiaggia a Roseto degli Abruzzi.
In data 25 ottobre 1969, un nuovo Decreto estendeva fino alla collina il vincolo già imposto, riconoscendo che le due zone, quella costiera e quella collinare, “formano un complesso di punti di belvedere pubblici e di quadri naturali di incomparabile bellezza, interdipendenti fra loro per il concorrere degli stessi punti di vista: dal mare e dalle strade in pianura verso i colli e le alture dell’interno, dalla strada statale e dalla ferrovia verso il mare e le alture suddette e infine da queste ultime e dai loro molti versanti verso la pianura, il mare e il vario andamento della costa e della spiaggia. Tutto concorrente a formare un eccezionale insieme di bellezze panoramiche”.
La particolare espressività della descrizione, raramente riscontrabile in altri contesti giuridico-ministeriali, ci fa comprendere che solo il fascino di quell’area poteva riuscire a trasformare l’abituale frasario burocratico in una ben distribuita composizione di versi poetici.
Sullo stesso tema ci sono molte altre testimonianze, ma, per non allungare troppo il racconto, ho preferito riportarle nei capitoli de “La storia di Roseto e della Riserva naturale Borsacchio”, che continuo a pubblicare nel mio portale, insieme ai tanti articoli correlati.
Riguardo ai progetti di legge presentati da Rabbuffo, Venturoni e Ruffini, posso solo aggiungere che sono proposte scellerate, in quanto intendono soccorrere i responsabili di abusi perpetrati all’interno dell’area protetta. Che hanno, più volte, richiamato l’attenzione della Magistratura, e sono stati condannati dal Tribunale di Teramo con sentenza del 24 gennaio 2012.
Purtroppo, il fango della politica non ha risparmiato neppure l’Abruzzo in queste ultime consiliature, e molti sono gli eletti indagati, rinviati a giudizio e sotto processo.
Sono però certo che la stragrande maggioranza degli attuali consiglieri regionali non ha niente da spartire con coloro che debbono rendere conto alla Giustizia. E sono anche sicuro che, nel Consiglio regionale del 17 aprile, i consiglieri virtuosi si atterranno al dettato dell’art. 54 della Costituzione: “ I cittadini cui sono affidati funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore …”.
Sui progetti di legge che riguardano la Riserva naturale Borsacchio, Gianni Chiodi, lider maximo, ha fatto capire che non vuole intromettersi.
Errore gravissimo, perché Chiodi non è il Presidente di una regione qualsiasi, ma è il Governatore dell’Abruzzo, la Regione dei Parchi e delle Riserve, conosciuta come Regione verde dell’Europa.
E quindi aveva, ed ha tuttora, il dovere istituzionale di salvaguardare ed ampliare il patrimonio naturalistico e paesaggistico della nostra regione. Anche perché, come hanno scritto 103 economisti, di cui 3 premi Nobel, al Presidente U.S.A.: “Creare nuove aree protette contribuisce, in maniera decisiva, al futuro economico e al vantaggio competitivo dei territori interessati”.
Ma forse il nostro Presidente ha dimenticato quanto riportato nel sito web ufficiale a proposito della nostra area protetta. Voglio allora rinfrescargli la memoria elencando le peculiarità illustrate, ancora oggi, dalla Regione Abruzzo al mondo intero:
“La Riserva naturale del Borsacchio tutela l’incontaminata bellezza… protegge uno dei rari tratti di costa e terreni rimasti liberi dall’urbanizzazione incontrollata… è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente… ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento… ha lo scopo di promuovere la bellezza naturale per il sostegno all’economia turistica… i benefici attesi sono previsti dalla stessa legge istitutiva finalizzata all’occupazione di disoccupati e inoccupati… obiettivo raggiungibile con i nuovi progetti di rete come il Corridoio verde… il variopinto Treno della Valle potrebbe raggiungere la “stazione storica” di Roseto… la Riserva, come cerniera di un nuovo percorso ecoturistico, per il futuro collegamento tra le aree protette teramane e il Parco della Costa Teatina”.
Carissimo Governatore, finora hai fatto come Ponzio Pilato, che disse: “Non sono responsabile di questo delitto; vedetevela voi!”. Confido però, tuttora, in un tuo ravvedimento.    
E’ sempre meglio intervenire tardi piuttosto che mai: in Consiglio si parrà la tua nobilitate!

FRANCO SBROLLA

30 marzo 2012

La storia petrolifera di Roseto raccontata in anteprima ai rosetani

La storia petrolifera di Roseto inizia nell’autunno del 2005, quando scattai questa foto che ritrae alcuni tecnici intenti ad innalzare un castelletto per effettuare sondaggi abusivi al confine del parco a mare Mazzarosa.

Dico abusivi perché la Guardia Forestale e i Carabinieri, che intervennero dopo averli avvisati, compilarono due distinti verbali, in quanto il mezzo cingolato, carico di attrezzi, aveva attraversato tutta l’area demaniale senza alcun permesso, e i lavori in corso erano vietati all’interno della Riserva naturale Borsacchio.

I sondaggi ebbero sicuramente un positivo riscontro e il 29 novembre 2005, la società Energia della Concordia presentò al Ministero dello Sviluppo Economico l’istanza denominata “Roseto degli Abruzzi”, per la ricerca di idrocarburi in un’area di 13,4 Kmq., dalla battigia alla collina, che partendo da Cologna arriva fino a Scerne di Pineto.

A seguire, in data 7 marzo 2006, le societa Cor.pro.Italia e Terracon presentarono un’istanza congiunta denominata “Sant’Anna”, mentre una terza istanza, denominata “Villa Mazzarosa”, arrivò il 31 marzo 2006 dalla società Intergas Più (diventata poi Medoilgas Italia).

Le tre istanze erano identiche e il Ministero scelse l’ultima arrivata, che il 9 maggio 2006 iniziò il procedimento. Il 13 dicembre, l’esame del Comitato Tecnico per gli Idrocarburi e la Geotermia diede parere favorevole e il 18 ottobre 2007 l’ing. Fausto Ingravalle, direttore dell’Ufficio F3, firmò la lettera indirizzata alla Regione Abruzzo e al Ministero dell’Ambiente, che comunicava il programma di lavoro espresso dal CTIG .

La moratoria sulle ricerche petrolifere, imposta dalla L.R. n. 2 del 10 marzo 2008, e dalle successive integrazioni, fece sospendere l’iter fino al 31 dicembre 2009, ma poi, con un’altra lettera inviata il 12 febbraio 2010, il Ministero comunicò alla Regione Abruzzo la ripresa del programma.

Con lo stesso procedimento ministeriale, alcune società avevano ottenuto, nella Regione Basilicata, i permessi per le ricerche di idrocarburi, e siccome anche lì esisteva un’area protetta, lo stupendo Parco Nazionale della Val d’Agri – Lagonegrese, il parco è stato più volte riperimetrato.  

Adesso, in quel territorio,  ci sono 60 pozzi petroliferi in attività, che, unitamente al Centro Oli di Viggiano, con le sue esalazioni tossiche e i continui riversamenti inquinanti, hanno stravolto la qualità della vita dei residenti. Qui da noi, l’alfiere della riperimetrazione è stato il consigliere regionale Berardo Rabbuffo, eletto nel listino di Gianni Chiodi e passato poi dal PdL a Fli, che il 29 ottobre 2009 ha presentato un progetto di legge per ridurre la superficie della Riserva Borsacchio da 1187,67 a 314,81 Ha.

 Il 14 aprile 2011, un altra proposta, presentata dal capogruppo del PdL Lanfranco Venturoni,  prevede la totale cancellazione dell’area protetta.

Mancava il contributo del Pd, che è arrivato il 12 maggio 2011, con un progetto di riperimetrazione firmato dal capogruppo Camillo D’Alessandro e dagli altri cinque consiglieri: Ruffini, Di Luca, D’Amico, Di Pangrazio e Sclocco.

Ultimo, fra cotanto senno, il sindaco liberalsocialista di Roseto, Enio Pavone, che il 15 dicembre 2011 ha fatto approvare, dalla maggioranza del Consiglio comunale, la sua proposta di riperimetrazione a macchia di leopardo.

Il Sindaco si è poi vantato di aver ampliato l’estensione della Riserva inserendovi le alture calanchive, ma, nel contempo, per favorire la Consorteria degli Affari, ha ridotto  di alcuni Kmq.  la fascia costiera, già riconosciuta “di notevole interesse pubblico” dal Decreto Ministeriale del 27 marzo 1963.

Soddisfatta per la (quasi) unanime adesione dei politici, la società Medoilgas Italia ha presentato la richiesta di attivazione della V.I.A., pubblicata sul B.U.R.A. l’11 novembre 2011, ultimo atto prima della concessione del nulla osta.

Sono trascorsi più di quattro mesi e il Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale continua a tacere.

Analoga richiesta venne inoltrata dalla società Bluserena di Montesilvano, e il medesimo Comitato la bocciò, in data 22 gennaio 2008, perché la realizzazione di un megavillaggio turistico all’interno della Riserva naturale Borsacchio era “incompatibile, dal punto di vista ambientale ed urbanistico, con la tutela di quel tratto di costa riservato all’istituzione di un’area protetta”.

La pronuncia sull’istanza “Villa Mazzarosa”, che interessa Roseto e Pineto, avrà degli effetti, positivi o negativi, anche sulle richieste ancora all’esame del Ministero dello Sviluppo Economico.

Per quanto riguarda la Provincia di Teramo, ci sono altre quattro istanze (Cipressi, Colle dei Nidi, Corropoli e Villa Carbone), che coinvolgono i Comuni di Atri, Castiglione M.R., Castilenti, Cellino A., Montefino, Bellante, Campli, Controguerra, Torano Nuovo, Alba Adriatica, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Mosciano S.A., Nereto, Notaresco, S. Omero, Tortoreto, Canzano, Castellalto, Cermignano, Teramo.

E mentre rimane indelebile la catastrofe ambientale di due anni fa nel Golfo del Messico, e in questi giorni una nube velenosa e infiammabile, fuoriuscita al largo della Scozia durante l’estrazione di idrocarburi, minaccia altri disastri, in Abruzzo, più della metà della terraferma, e l’intero mare antistante la costa, sono interessati dall’attività di ricerca, estrazione e stoccaggio.

A tal proposito, la potentissima Assomineraria, l’associazione delle società petrolifere, ha  ripetuto, nelle ultime Assemblee, la seguente frase: “L’Abruzzo e l’Emilia Romagna sono le regioni che potrebbero consentire la maggiore concentrazione di distretti petroliferi”.

E se si avverasse la previsione, e l’Abruzzo diventasse il Texas dell’Italia, chi ci guadagnerebbe?

Sicuramente le compagnie petrolifere, ma non i residenti!

Perché, oltre agli inevitabili effetti sull’ambiente ed ai rischi per la salute, le ricadute negative sul turismo, sull’agricoltura, sulla pesca e sugli esercizi commerciali, causerebbero un’emorragia di posti di lavoro, non compensabile con quelli richiesti dal ciclo lavorativo del petrolio.

Ne discende che lo sviluppo dell’Abruzzo, sempre tirato in ballo dall’Assomineraria, è soltanto uno specchietto per le allodole, in quanto la Basilicata, dove il petrolio si estrae e si lavora da tanti anni, è rimasta, tuttora, nel gruppetto delle regioni più povere e con la peggiore qualità della vita.   

Ritengo infine doveroso precisare che la maggior parte delle notizie riportate proviene dai comunicati e dagli archivi della Regione Abruzzo e del Ministero dello Sviluppo Economico. Concludo girando ai rosetani e agli abruzzesi lo slogan di Renzo Arbore: “Meditate gente, meditate!”.

                                                                                Franco Sbrolla  

 

 

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17 marzo 2012

Appello ai consiglieri regionali abruzzesi

 

Appello alle coscienze dei consiglieri regionali abruzzesi:
il 20 marzo votate contro la cementificazione della Riserva naturale Borsacchio
Nel sito web istituzionale, la Regione Abruzzo, nell’illustrare al mondo intero le peculiarità della nostra area protetta, così si esprime:
“La Riserva Naturale Regionale del Borsacchio tutela formalmente l’incontaminata bellezza di un’area, quella del Borsacchio, con i suoi aspetti di integrità della costa sabbiosa abruzzese, la presenza di dune embrionali di vegetazione alofita con tratti di macchia mediterranea dove si riproducono e sostano rare specie di uccelli”.
E aggiunge: “La Riserva del Borsacchio è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente, ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento che ha devastato la maggior parte del litorale adriatico”.
Ancora oggi, in quel lembo residuo dell’antica Marina di Montepagano, i rosetani autentici ritrovano, in splendida simbiosi, la storia, le radici, l’identità, la bellezza, il silenzio, i grandi spazi e i dolci colori della memoria.
Aiutateci a preservarlo per le generazioni che verranno!

9 marzo 2012

Una vicenda che offende Roseto e il mondo della scuola

QUESTO AVVIENE

quando si smarriscono il senso del limite e il senso del ridicolo,

quando non si ha rispetto per le altre istituzioni,

quando si è inclini a fare giustizia sommaria di chi lavora con onestà e ha un pensiero diverso dal proprio,

quando si sottovalutano le capacità critiche dei giovani,

quando si è inconsapevolmente e ingenuamente intolleranti e fascisti!

 

 

SUCCEDE A ROSETO- E' stata approvata un'assurda risoluzione presentata dai consiglieri comunali del PDL rosetano per chiedere l'intervento degli organi superiori del MIUR e del Prefetto di Teramo a tutela della dignità e della libera formazione dei ragazzi del Liceo Saffo, vittime, a loro dire, delle strumentalizzazioni politiche operate dal Preside e dai professori i quali educano invece alla salvaguardia del territorio e al rispetto della natura.

 

 

Ecco quanto scrivevo il 31 gennaio 2012:

"Esprimo la mia più viva solidarietà al collega Viriol D'Ambrosio, ai docenti e agli studenti del Liceo Saffo per le avventate e inadatte affermazioni del Sindaco Pavone e di alcuni esponenti della Amministrazione comunale di Roseto che vedono nella difesa di un'oasi naturalistica, nella sua integralità, una posizione stumentalmente politica e niente affatto educativa. Il punto di vista dei ragazzi, per il Sindaco, non sarebbe altro che il frutto della disinformazione e dei condizionamenti operati da alcuni docenti. E' ovvio che per il Sindaco e per Norante gli alunni avrebbero manifestato certamente indipendenza di giudizio e spirito critico se avessero accolto la limitata prospettiva dell'Amministrazione comunale sulla Riserva del Borsacchio.Il Sindaco deve sapere che oggi la scuola ha il compito di promuovere i saperi di un nuovo umanesimo e di una nuova cittadinanza e far acquisire ai giovani la consapevolezza della nostra condizione segnata, tra l'altro,dal degrado ambientale e dallo sfruttamento dissennato del territorio. Per fortuna possiamo contare ancora su docenti che affrontano con gli studenti tali problemi urgenti, educandoli a quella responsabilità che ogni singolo cittadino, e soprattutto chi amministra, deve avere verso i beni comuni! Quella della comunità scolastica del Liceo Saffo non mi sembra pertanto una posizione di parte, qual è purtroppo, sfacciatamente, quella di Pavone."

 

 

 

7 marzo 2012

Le debolezze dell'Amministrazione guidata da Enio Pavone

Nonostante l'impegno onesto di ciascun assessore, sento di muovere all'Amministrazione guidata da Enio Pavone queste critiche:
-aver tolto quel residuo di autonomia e di libero respiro agli assessori con l'occupazione del Palazzo comunale da parte dei partiti di maggioranza;
-dopo aver posto molta enfasi sulla pesante situazione finanziaria lasciata in eredità dalla precedente Amministrazione, come pure sull'impiego poco efficace del personale, non aver attivato un sistema di controllo di gestione per il migliore utilizzo delle risorse dell'ente;
-aver mostrato velleitarismo nell'avvio serio della raccolta differenziata;
-aver proposto una riperimetrazione inoncepibile della Riserva del Borsacchio;
- aver voluto i consigli di quartiere nominati dai partiti e non eletti con il voto diretto dei cittadini;
-aver creato il pasticcio della scuola di Montepagano con un progetto poco fattibile sul piano didattico e improponibile per il numero insufficiente di alunni;
- aver coltivato un'idea populista di democrazia, dove le assemblee dei cittadini non hanno il carattere dell'inclusività, dell'interazione e della partecipazione. Aver ignorato, per fare un esempio, che il bilancio partecipato richiede un lungo percorso annuale.
A Roseto le forme di democrazia partecipativa sono purtroppo tutte da inventare
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